Recidiva ernia del disco

La recidiva di un’ernia del disco operata si osserva nel 2-25% dei casi, a seconda delle statistiche e del follow-up.

Si può ritenere che la causa maggiore di recidiva sia legata alla ricrescita del disco degenerato. Va ricordato che con la discectomia il disco viene, di solito, asportato “sin dove possibile senza rischio” per preservare l’integrità del paziente e che quindi le recidive precoci non sono sorprendenti.

Altri fattori che sono stati imputati  come rischio di recidiva sono il sovrappeso, il fumo di sigarette, il diabete, gli  stress incongrui sulla schiena e la qualità della chirurgia effettuata in precedenza.

Alcune recidive sono precoci (giorni-settimane) e sono dovute a ri-erniazione di frammenti che non si sono potuti asportare all’intervento, ma il picco di recidive si ha intorno ai 10 anni dopo l’intervento.

Indagini

Sono necessari una RM o una TAC con mezzo di contrasto per distinguere l’ernia recidiva dalla inevitabile cicatrice post-operatoria.

Per le recidive valgono gli stessi criteri di orientamento terapeutico adoperati in caso di ernia vergine e cioè: si deve iniziare con trattamenti conservativi, con le note eccezioni di casi con evidenti deficit neurologici, e orientarsi per un trattamento chirurgico in caso di 3-4 mesi d’insuccesso di trattamenti conservativi.

Per i casi molto invalidanti l’orientamento attuale è nettamente a favore del re intervento chirurgico.

 Trattamenti conservativi 

  1. Riduzione fattori di rischio (sovrappeso, fumo, protratte posture viziate)
  2. Riposo per qualche giorno
  3. Busto o collare
  4. Farmaci anti-infiammatori e antidolorifici in fase acuta
  5. Terapie fisiche, tra le quali, chiroterapia, osteopatia, fisioterapie, agopuntura. Scegliere sempre su consiglio di un esperto.

I trattamenti mini-invasivi sono però raramente indicati per le recidive.

 

Trattamenti mini-invasivi

  1. Infiltrazioni epidurali di anestetico e cortisonico. Riducono la componente infiammatoria e il gonfiore del nervo irritato e compresso.
  2. Iniezioni intraforaminali e cioè direttamente sul nervo irritato e compresso, di anestetico e cortisonico
  3. Iniezioni intradiscali (dentro il disco) di anestetico e cortisonico
  4. Discectomie percutanee

 

Chirurgia

Micro-discectomia completata da stabilizzazione o artrodesi
E’ il gold standard per le ernie del disco invalidanti e resistenti a 2-3 mesi di  trattamenti conservativi adeguati.

Consiste nell’asportazione sub totale (“sin dove possibile senza rischio”) dell’ernia e del disco, attraverso un microscopio operatorio.

- Durata 1h e 1/2

- Risultati immediati positivi intorno al 70%

- Il rischio maggiore è la perdita di liquor transitoria dopo l’intervento.

 

La stabilizzazione consiste nel provocare una fusione (artrodesi) tra le due vertebre.

La fusione si ottiene mediante l’impianto al posto del disco, di una miniprotesi fenestrata riempita di osso. La fusione viene favorita dal contemporaneo impianto di un apparato di stabilizzazione in genere costituito da viti e barrette in titanio (Stabilizzazione trans-peduncolare)

Un altro tipo di stabilizzazione è quella inter-spinosa in cui le vertebre vedono bloccate da due lamine di titanio con interposto osso.

 

La fusione ha lo scopo di

  1. ostacolare meccanicamente la ricrescita del disco
  2. preservare l’altezza dello spazio discale
  3. prevenire il rischio di instabilità vertebrale
Stabilizzazione inter-spinosa

Stabilizzazione inter-spinosa

Stabilizzazione trans-peduncolare

Stabilizzazione trans-peduncolare

 

 

Ref.   http://journals.sagepub.com/doi/full/10.1177/2192568217745063

 

 

TESTIMONIANZA “Natascha”

Un neurochirurgo di altri tempi, riesce a vedere i pazienti ancora come persone e non come esseri anonimi. Lo conosco ormai da molto tempo, mi ha operato diverse volte (schiena e cervicale) con grande successo e so che senza di lui non sarei stata in grado di condurre la vita come lo sto facendo. Ha iniziato laddove altri hanno smesso di considerarmi guaribile. Natasha Kociuba

Un neurochirurgo di altri tempi, riesce a vedere i pazienti ancora come persone e non come esseri anonimi. Lo conosco ormai da molto tempo, mi ha operato diverse volte (schiena e cervicale) con grande successo e so che senza di lui non sarei stata in grado di condurre la vita come lo sto facendo. Ha iniziato laddove altri hanno smesso di considerarmi guaribile.
Natasha Kociuba

“Prof. Gambacorta è un neurochirurgo eccellente, abilissimo nel risolvere situazioni difficili e dolorose. Lo stimo molto, ho assoluta fiducia cieca in lui. Sono stata operata due volte da lui, nel 2009 L5-S1 e recentemente C5-C6, sono senza dolore e vorrei incoraggiare chiunque soffra di queste patologie di rivolgersi tranquillamente a questa persona speciale, non solo a livello professionale ma anche umanamente di spessore.”