Stenosi del canale vertebrale

Stenosi del canale vertebrale

La stenosi del canale vertebrale consiste in un restringimento del lume del canale vertebrale.

Canale vertebrale lombare normale. Contiene nervi arterie e vere

Canale vertebrale lombare normale.
Contiene nervi arterie e vere

 

 

Canale stenotico. RM. Sez.orizzontale

Canale stenotico.
RM. Sez.orizzontale

 

Cause

sono molteplici e spesso combinate tra loro

  1. Artrosi. Al primo posto, di qui la prevalenza in età adulto-avanzata
  2. Ernia del disco
  3. Spondilolistesi
  4. Cicatrici epidurali
  5. Ematomi epidurali
  6. Traumi
  7. Tumori
  8. Infiammazioni
  9. Cause congenite

Prevale in età adulto avanzata

Può essere limitata o estesa più segmenti

Può eccede cervicale e/o lombare. Rare quelle dorsali.

La stenosi può strozzare le formazione nervose  e vascolari endocanalari (midollo spinale, radici nervose, arterie e vene) e provocare danni irritativi e/o deficitari, spesso irreversibili. Di qui la necessità di trattamenti non solo adeguati ma anche tempestivi.

Lo strozzamento contemporaneo di nervi, arterie e vene è il fenomeno che rende irreversibili molti danni dato che la compressione dei  piccoli vasi di midollo e radici, provoca spesso ischemie del tessuto nervoso da chiusura definitiva dei vasi che portano il sangue.

La stenosi può essere di diversa gravità, da forme leggere e  forme molto serrate e di diverso comportamento (stazionarie, ondulanti, progressive). La tendenza è per un andamento progressivo cioè peggiorativo.

Influiscono sull’andamento della malattia vari fattori come patologie concomitanti come diabete, ipertensione, depressione, sovrappeso, sedentarietà, tabagismo, uso costante di droghe.

Sintomi

Variabili a seconda del tratto interessato e della gravità della malattia. Quelli che seguono sono semplici elenchi di possibili sintomi

Nelle stenosi cervicali sintomi frequenti, isolati o concomitanti, possono esser

  1. cervicalgia
  2. limitazione antalgica dei movimenti del collo
  3. torcicollo episodico 
  4. blocchi cervicali dolorosi episodici
  5. cefalea (cefalea cervicogenica)
  6. brachialgia (dolore irradiato dal collo ad uno o ambedue gli arti superiori)
  7. debolezza e paresi atrofiche agli arti superiori
  8. parestesie e disturbi di sensibilità a distribuzione radicolare agli arti superiori
  9. debolezza arti inferiori  sino a vere e proprie paralisi (da compressione midollare) e quindi
  10. disturbi di andatura
  11. disturbi gemito-urinari  

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Nelle stenosi lombari disturbi frequenti, isolati o concomitanti, possono essere

  1. mal di schiena
  2. limitazione dei movimenti del tronco
  3. blocchi lombari dolorosi episodici
  4. incurvamento della schiena in avanti
  5. sciatiche e cruralgie
  6. debolezza e paresi-paralisi atrofiche arti inferiori
  7. parestesie e disturbi di sensibilità a distribuzione radicolare
  8. disturbi di andatura.
    Un disturbo abbastanza tipico  delle forma lombari  è la “claudicatio intermittens” . Nel camminare il Paziente si stanca facilmente e, fatti pochi passi, deve fermarsi, talora sedersi e o accovacciarsi, prima di percorrere un altro breve tratto. Col tempo le soste tendono a divenire più lunghe e più ravvicinate tanto che poi il paziente rinuncia anche a tentare di camminare, preferisce rimare in poltrona a casa, aumenta di peso e aggrava la situazione. La stenosi del canale vertebrale è la causa più frequente di disturbi di andatura nell’anziano.
  9. disturbi genito-urinari

Diagnosi

Si basa su visita specialistica accurata  completata da Rx , TAC e/o  Risonanza Magnetica.
Altri esami possono essere richiesti dallo specialista

 

COME SCEGLIERE LO SPECIALISTA PER LA TUA SCHIENA

Deve essere un medico che

- dedica almeno il 70% della sua attività alla diagnosi e alla cura di malattie vertebrali. Un medico che vede e cura molti pazienti vertebrali sarà verosimilmente più aggiornato sulle nuove terapie e sulle nuove tecniche rispetto a un tuttologo che vede pazienti vertebrali solo occasionalmente.

- ha una sufficiente e verificabile statistica specifica (vertebrale) e verificabile. Casistiche con numeri elevati sono di per sé certificati di qualità professionale.

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- conosce a fondo e usa correntemente i mezzi forniti dalla tecnologia moderna
(microscopio operatorio, mezzi di stabilizzazione, ecc.),

- ti mette a tuo agio, rispondendo alle tue domande in modo comprensibile ed è facilmente rintracciabile.

- non parla di “trattamenti senza rischio” (nessuna procedura medica è a rischio zero). Esporre i rischi significa conoscerli e quindi essere attento a evitarli.

- non propone interventi “esplorativi”

 

Trattamenti

I trattamenti variano a seconda dei casi, vanno cioè studiati per il caso specifico

 

Trattamenti conservativi (In forme lievi). Sono trattamenti sintomatici

  1. Farmaci antinfiammatori e antidoorifici
  2. Busto
  3. Fisioterapia e altre terapie manuali
  4. Agopuntura

 

Trattamenti mini-invasivi

  1. Infiltrazioni epidurali di anestetico e cortisonici
  2. Discectomia percutanea nei casi in cui la stenosi è dovuta solo ad un’ernia del disco

 

Trattamenti chirurgici

La decompressione chirurgica è il gold standard di forme invalidanti e resistenti a trattamenti conservativi.

Consiste nell’allargamento  del canale nel tratto interessato,mediante la rimozione delle cause della stenosi con l’obbiettivo primario di fermare la progressione della  malattia.

La decompressione ha per obbiettivo primario l’arresto della evoluzione della malattia e cioè, in pratica la riduzione della compressione sulle delicate strutture nervose In molti caso si ha anche un miglioramento netto. Si intende quindi che il risultato sarà tanto migliore quanto più tempestivo è  l’intervento.

L’intervento è delicato. In caso di necessità vanno usati microscopio operatorio e monitoraggio neurofisiologico intraoperatorio.

La conoscenza dei possibili rischi è conditio sine qua non per evitarli

Usando criteri di selezione accurati e severi e tecniche chirurgiche a regola d’arte, l’intervento risulta ” safe” come dicono i chirurghi americani, cioè sicuro.

La decompressione va di regola  completata da fusione o artrodesi vertebrale al fine di

  1. evitare instabilità e scivolamenti vertebrali post operatori
  2. ridurre il movimento locale che può traumatizzare òe strutture nervose sofferenti
  3. Mantener l’altezza dello spazio e allargare i forami in cui passano i nervi

La fusione si ottiene inserendo tra le vertebre una gabbietta funestata contenete osso che , entro 3-8 mesi, si fonderà con le vertebre stesse. Per facilitare la fusione vertebre-gabbietta è necessario impiantare viti e barre di stabilizzazione. Tutto il materiale è in titanio o in fibre di carbonio che, tra l’altro, consentono l’esecuzione di eventuali Risonanze magnetiche

Non camminavo più lei mi ha messo in moto caro professore grazie di cuore (C.G. 2018)

Non camminavo più lei mi ha messo in moto caro professore 
grazie di cuore (C.G.70 anni, 2018)

I risultati dell’intervento dipendono massimamente dalla tempestività dell’intervento (prima che si instaurino danni neurologici permanenti) e dalla qualità dell’intervento stesso.

La complicanze più comune, peraltro rara, è la fistola liquorale cioè una temporanea fuoriuscita di liquor sotto la ferita o all’esterno. Altre complicanze possono essere: lesioni nervose, ematomi, infezioni. Il rischio di complicanze è inversamente proporzionale all’abilità ed all’esperienza di chi oper.a

La degenza in ospedale è solitamente di 4-5 giorni.

Il periodo  di convalescenza domiciliare può essere più o meno lungo e può richiedere interventi fisioterapici.

Per quanto riguarda il risultato finale risultano decisivi la tempestività del trattamento, la adeguatezza dell’atto chirurgico e la qualità del post-operatorio. 

Infine : La malattia è tendenzialmente evolutiva ed il tessuto su cui si è operato è un tessuto vivente, per questo sono raccomandati periodici controlli.